“Le sigarette elettroniche aiutano a smettere di fumare”: nuova ricerca dal Centro antitabagismo dell’Università di Catania.

19.04.2014 18:14

I dati parlano chiaro: “le sigarette elettroniche possono aiutare a ridurre il consumo di sigarette tradizionali e a smettere di fumare senza effetti collaterali” – afferma il prof. Riccardo Polosa  – professore di Medicina Interna presso l’Università di Catania, direttore del Centro di Prevenzione e Cura del Tabagismo dell’Università di Catania (CPCT) e responsabile scientifico della Lega italiana Antifumo (LIAF) – in base ai risultati ottenuti dall’ultimo studio da lui stesso ideato e curato: ECLAT (Efficiency and Safety of an Electronic Cigarette).

Si tratta del primo test “random” svolto con un gruppo di controllo, che ha valutato l’efficacia e la sicurezza della sigaretta elettronica su un campione di 300 fumatori non intenzionati a smettere (requisito di partecipazione), alcuni dei quali hanno addirittura proseguito con il monitoraggio fino a 12 mesi.

Lo studio condotto, che è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Plos One” e che è stato presentato a Boston, mostra che l’8,7% dei fumatori partecipanti che ha utilizzato la sigaretta elettronica ha smesso di fumare, laddove il 10,3% ha ridotto il consumo di sigarette tradizionali di almeno il 50%. Inoltre, il 73,1% di chi ha smesso non risultava utilizzare nemmeno la sigaretta elettronica a fine test.

 

“Queste percentuali, se comparate alle medie nazionali italiane, che mostrano un tasso annuale di cessazione dal fumo di sigaretta pari a uno scarso 0,02%, rappresentano un successo straordinario, poiché l’8,7% dei volontari ha smesso di fumare, e tale risultato è da considerarsi nettamente positivo anche in virtù del fatto che la ricerca, intrapresa nel 2010, si è conclusa nei primi mesi del 2012, e da allora il prodotto ha subito modifiche e miglioramenti tali che, se lo studio fosse intrapreso nuovamente oggi, otterremmo risultati ancor più performanti” ha spiegato il dott.Pasquale Caponnetto, psicologo clinico e ricercatore del CPCT, primo autore dello studio Eclat. “Inoltre – ha continuato Caponnetto – grazie a questa ricerca possiamo finalmente fornire risposte concrete ai milioni di fumatori che vogliono capire se la sigaretta elettronica possa realmente rappresentare uno strumento efficace per la tutela della salute, sia loro che dei loro cari”.

I partecipanti al progetto sono stati 300 fumatori, di cui 190 uomini e 110 donne, con una età media di 44 anni, che facevano uso di circa 20 sigarette al giorno sin dai 17 anni; i volontari, divisi in 3 gruppi di 100 persone ciascuno, hanno ricevuto un kit gratuito composto da sigaretta elettronica Categoria® e cartucce con differenti dosaggi di nicotina, a seconda del gruppo di appartenenza: il gruppo A ha utilizzato ricariche contenenti 7.2 mg di nicotina, al gruppo B sono stati fornite quelle con un dosaggio pari a 5.4 mg, mentre al gruppo C quelle di 0 mg, contenenti vapore aromatizzato al tabacco. Lo studio ha previsto 9 visite in un anno, durante le quali sono state innanzitutto valutate le condizioni generali di salute, il livello di monossido di carbonio espirato, le caratteristiche psico-comportamentali  e il gradimento del prodotto, senza incidere e influenzare in alcun modo l’opinione e la scelta del volontario, per poi assistere in secondo momento a un miglioramento quotidianamente monitorato delle condizioni di salute, grazie alla riduzione del consumo di tabacco tradizionale. Il 75% dei partecipanti, cioè 225 fumatori, si è presentato fino alla visita della 12esima settimana, il 70,3%, cioè 211, ha proseguito fino alla visita della 24esima settimana e infine il 61%, cioè 183, è stato presente alla visita finale della 52esima settimana. La sostituzione della sigaretta tradizionale con l’e-cig è stata abbastanza indolore e non si è registrato alcun effetto collaterale in capo ai partecipanti al programma: hanno mostrato irritabilità e insonnia solo il 3% dei soggetti seguiti; nessun cambiamento di peso sostanziale, se non un lieve aumento dell’appetito, né variazioni del battito cardiaco o della pressione sanguigna.

Alla luce degli obiettivi raggiunti e degli evidenti esiti positivi, è necessario che il Governo si allontani da quell’atteggiamento tendenzialmente sospettoso. “E’ importante che le autorità considerino con attenzione i risultati scientifici – ha tenuto a sottolineare il prof. Polosa – al fine di elaborare una disciplina normativa specifica, in grado sia di regolare e controllare l’iter produttivo delle cd. e-cigarettes, in particolar modo intensificando i controlli sulle ricariche che possono contenere metalli pesanti (già sequestrate in 800mila), sia di fissare degli elevati standard qualitativi, per garantire la tutela del consumatore e per rassicurare quei milioni di fumatori ancora titubanti, al fine di indirizzarli verso questi nuovi prodotti a vantaggio della salute pubblica”.

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