Con la sigaretta elettronica la salute ci guadagna. E anche il portafoglio

11.04.2013 15:10

L'esperienza di un cinquantenne tabagista incallito: «Ho pensato di non avere niente da perdere»

 

Raffaele Molinari (Fotogramma)Raffaele Molinari (Fotogramma)

Un pacchetto al giorno di bionde da venticinque anni e un chiodo fisso: smettere. Per due motivi. Ovvio il primo: il fumo fa male. Altrettanto forte il secondo: è un vizio costoso. Raffaele Molinari, 50 anni, operaio alla Pirelli di Bollate, racconta senza remore la sua storia di tabagista incallito, costellata di continui buoni propositi. “Ho smesso tante volte”, confessa, “senza mai riuscire a superare lo scoglio dei due mesi”. Molinari è uno dei tanti milanesi che hanno abbandonato il tabacco tradizionale per passare alla sigaretta elettronica. Un passaggio intermedio prima del vero addio alla nicotina.

Nella rubrica Uso e Consumo del Corriere Milano di giovedì 11 raccontiamo il boom delle “e-cig” (altro termine con cui viene definita la “falsa sigaretta”). Fenomeno ancora recente (si sono diffuse solo da un anno), sbalorditivo per il trend di crescita. Più che esponenziale: solo nel capoluogo lombardo quasi centocinquanta negozi. E le aperture sono continue: negli ultimi sei mesi quasi ottanta nuovi esercizi. A spingere il fumatore verso la novità sono il passaparola e la curiosità. “Tanti colleghi stavano provando, ho pensato di non aver niente da perdere”, ammette Molinari.

Il grande passo a dicembre, nel negozio sotto casa, Vapolandia di via Murat. “Ero convinto che sarebbe durata poco, come sempre”. Non è stato così. Nessuna soluzione radicale, “non ce l’avrei fatta, anche se la consiglio”, ma un passaggio soft con boccate alla sigaretta elettronica alternate al fumo vero. “E’ andata avanti così per un mese: a fine gennaio ho smesso di colpo di andare dal tabaccaio e da allora non ho più comprato un pacchetto né fumato una vera sigaretta”. Sensazioni? “Mi sento come se avessi smesso, ho perfino messo su qualche chilo. E sono diventato intollerante: l’odore di fumo adesso mi dà fastidio”.

Bilancio ultrapositivo anche per il portafoglio. “Spaventa la spesa iniziale, un kit con due sigarette, che compra chi come me è abituato a fumare tanto e ha paura che una sola e-cig non sia sufficiente, costa 69 euro. I conti, però, non vanno fatti subito”. E spiega: “Prima compravo un pacchetto al giorno: centocinquanta euro al mese. Adesso sono sceso intorno ai 37 euro mensili. Spendo trentadue euro per le ricariche, una mi dura oramai anche nove giorni, e 5 euro per l’atomizzatore che va sostituito ogni cinque settimane”.

I vantaggi economici ci sono anche per chi non abbandona del tutto il fumo tradizionale. “La mia media era circa cinquanta pacchetti al mese”, rivela Paolo Soveri, classe 1958. “Moglie e figlie sono intervenute e mi hanno regalato una sigaretta elettronica”. Da due mesi Soveri fuma venticinque pacchetti invece di cinquanta (125 euro rispetto ai 250 abituali) a cui aggiunge otto ricariche da sei euro e l’atomizzatore da cinque. Con un risparmio mensile di circa settanta euro. “Ho mantenuto le sigarette fisse, dopo pranzo e cena e nei momenti di relax, e tolto poco per volta quelle inutili, fumate a metà, una dopo l’altra, mentre lavoro al computer. Non sono pronto a smettere, ma credo di essere in grado di abbattere ulteriormente il numero di quelle ‘vere’”.

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_aprile_11/rubrica-uso-consumo-sigaretta-elettronica-smettere-fumare-212590217800.shtml

 

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