Sigaretta Elettronica. Allarme metalli: ma la sigaretta elettronica fa male? Il punto del Prof. Polosa su Ecigarette

18.06.2013 16:01

La sigaretta elettronica è una delle più affascinanti e, al contempo, discusse invenzioni del terzo millennio.

La sigaretta elettronica  un’invenzione nata al fin di porre un freno alla inesorabile e deleteria piaga del tabagismo.

Tuttavia, sebbene la sigaretta elettronica simboleggi l’abiura al fumo tradizionale e sia in grado di ridurre i danni provocati dal tabacco e dalla combustione, essa è pur sempre un rimedio, un male minore. La soluzione ideale sarebbe quella di smettere di fumare.

Al di là della sua proficua capacità della la sigaretta elettronica di ridurre i rischi generati dal consumo di tabacco, l’invenzione dello svapo e della sigaretta elettronica, al pari di ogni altra idea tecnologicamente avanzata, non sembra del tutto avulsa da critiche e censure. In realtà, il retaggio storico e culturale del progresso umano ha il pregio di renderci edotti in merito all’esistenza di un costante dilemma naturale: nessuna scoperta scientifica ha mai goduto, sin dal principio, di una piena e totale accettazione socio-istituzionale.

Le censure sulla sigaretta elettronica. Dal primo maggio 2013, il Ministero della Salute ha vietato la vendita di E-cig ai minori di diciotto anni. Successivamente, il Consiglio Superiore di Sanità ha espresso un’opinione non del tutto favorevole all’utilizzo delle E-cig nelle scuole e nei luoghi pubblici. Tale divieto, di fatto, ha equiparato la sigaretta elettronica alle bionde tradizionali. Così, sulla scorta di tali peripezie, diverse correnti di pensiero istituzionali hanno avuto modo di esprimere opinioni favorevoli alla creazione di un regime di tassazione e di una regolamentazione generale. Ovviamente, le censure hanno innescato una querelle socio istituzionale, dividendo i fumatori italiani in due fronti opposti: l’uno, tradizionalista e conservatore, profondamente critico; l’altro, progressista e futurista, favorevole allo svapo.

Le critiche sulla sigaretta elettronica. Di recente, una denuncia del giornale il Salvagente ha generato caos ed inquietudine fra venditori e consumatori di sigaretta elettronica. Il settimanale ha fatto analizzare al dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli Federico II i liquidi della sigaretta elettronica. Ed in seguito, ha reso noti i risultati dei test scientifici. Stando ai dati divulgati, nei liquidi vi sarebbero alte
concentrazioni di piombo, arsenico, cromo e cadmio.

Ad ogni modo, secondo i dati del rapporto Doxa 2012, in Italia, il consumo di sigarette tradizionali si è ridotto: se nel 2003 si fumavano circa 16,1 bionde al dì, nel 2012 si è scesi a quota 12,6. Secondo gli esperti, nel 2012 si è registrata la più sintomatica riduzione di consumo di tabacco (pari all’8% rispetto al 2011); una riduzione imputabile alla maggiore diffusione della sigaretta elettronica in Italia.

 

 

 

 

Prof. Riccardo Polosa

Prof. Riccardo Polosa

Al fin di porre l’accento sull’effettiva utilità della sigaretta elettronica ed, al contempo, di svelare i retroscena dell’attuale querelle, abbiamo deciso d’intervistare il Prof. Riccardo Polosa, Docente di Immunologia Clinica, Allergologia e Reumatologia presso l’Università di Catania, autore di oltre 550 pubblicazioni scientifiche, esperto internazionale di tabagismo e Responsabile Scientifico della Liaf e Direttore del Centro Antifumo dell’Università etnea.

Il 31 Maggio scorso si è svolto il XV Convegno Nazionale per il “No Tobacco Day”, un evento (dal titolo Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale) al quale hanno partecipato il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ed i maggiori esperti italiani di tabagismo. All’evento, ovviamente, ha partecipato anche Lei. Prof. Polosa, potrebbe renderci edotti in merito ai risvolti relativi al Convegno? 

“Sì certamente. Al convegno si sono alternate autorità che da anni s’impegnano nella lotta al tabagismo.  Si è anche dato spazio al fenomeno emergente delle sigarette elettroniche (e-cig). Personalmente ho trovato di particolare interesse il dato che per la prima volta nella lunga storia del contrasto al tabagismo, la diffusione di questi prodotti ha determinato un’importante e significativa contrazione nei consumi di tabacco in Italia. Ho sperato che queste informazioni così positive potessero finalmente orientare il legislatore verso un atteggiamento più tollerante nei confronti delle e-cig. Mi sbagliavo. Per tutta risposta le recenti raccomandazioni del Consiglio Superiore della Sanità (CSS) auspicano un uso restrittivo delle e-cig vietandone l’uso nei luoghi pubblici e parificandole di fatto al fumo di tabacco. La settimana scorsa con la LIAF abbiamo indetto una petizione indirizzata al Ministro Lorenzin in difesa della e-cig. In pochi giorni abbiamo raccolto quasi duemila firme. Chi volesse sottoscriverla può andare sul link.

 

 

Di recente, il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha dichiarato che l’Italia ha bisogno di un’ordinanza che chiarisca le modalità di utilizzo della sigaretta elettronica  Qual è la sua opinione in merito all’eventuale emanazione di una legge in grado di tramutare la sigaretta elettronica in farmaco?

“Siamo tutti d’accordo che per la e-cig ci sia bisogno di una regolamentazione che stabilisca elevati standard di sicurezza e qualità a tutela del consumatore. Tuttavia, una normazione di questo tipo non deve essere necessariamente inquadrata sul modello farmaceutico, poiché avrebbe effetti negativi inaspettati.

Ad esempio, l’elevato livello di complessità della regolamentazione farmaceutica e gli elevati costi ad essa associati non potendo essere sostenuti dalla maggior parte delle piccole-medie aziende di e-cig finirebbero con il far lievitare i costi del prodotto rendendolo così molto meno concorrenziale rispetto alle ‘bionde’. Pertanto una normazione in senso farmaceutico finirebbe per favorire la diffusione del consumo di tabacco”.

Secondo i dati del rapporto Doxa 2012, in Italia, il consumo di sigarette tradizionali sta scendendo vertiginosamente: se nel 2003, si fumavano circa 16,1 bionde al dì, nel 2012 si è scesi a quota 12,6. Secondo gli esperti, a causare la proficua riduzione sarebbe stata la sigaretta elettronica. Prof. Polosa: dunque, possiamo dire che le sue previsioni erano esatte. D’altronde, Lei è uno dei principali esperti italiani ed internazionali di Tabagismo e di sigaretta elettronica. E’ Responsabile e Direttore Scientifico del Centro Antifumo Universitario dell’Università di Catania ed è stato Presidente della Lega Italiana Anti Fumo Onlus (Liaf). Prof. Polosa, potrebbe parlarci delle importanti attività svolte dalla Liaf?

“Da oltre 10 anni, la LIAF si occupa di contrasto al tabagismo a 360 gradi, promuovendo campagne di prevenzione, aiutando concretamente i fumatori a smettere di fumare e sostenendo la ricerca scientifica.
Oltre agli studi clinici sulle e-cig noti in tutto il mondo, LIAF è attivamente impegnata con progetti di ricerca clinica molto innovativi che riguardano fumatori diabetici (progetto DIASMOKE), asmatici fumatori (progetto UBIOPRED) e fumatori con psicopatologie. Inoltre, ampio spazio viene dato alla formazione di nuovi terapeuti antifumo attraverso master, convegni e seminari oltre che alle campagne nazionali antifumo per mantenere sempre viva una cultura, una società, una vita libera dal fumo di tabacco”.

Di recente, una denuncia del giornale il Salvagente ha generato caos ed inquietudine fra venditori e consumatori di sigaretta elettronica. Il settimanale ha fatto analizzare al dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli Federico II i liquidi delle sigarette elettroniche. In seguito, ha reso noti i risultati dei test scientifici. Stando ai dati divulgati, nei liquidi vi sarebbero alte concentrazioni di piombo, arsenico, cromo e cadmio. Prof. Polosa, qual è la sua opinione in merito a tale test? Si tratta di un allarmismo fondato? I consumatori di sigarette elettroniche possono star tranquilli?

 

 

“Si tratta di allarmismo sproporzionato. Cerchiamo di sgombrare il campo dai dubbi. Una lettura più attenta dei dati divulgati svela che le concentrazioni di metalli pesanti nelle e-cig risultano molto basse con rischi insignificanti per la salute (fa eccezione un prodotto con una concentrazione di arsenico fuori norma per i limiti di Legge). Ricordo che è ampiamente dimostrato come metalli pesanti e altre sostanze tossiche siano presenti nelle verdure (straordinari concentratori naturali) che mangiamo e nell’aria delle nostre città inquinate che respiriamo.
Indubbiamente la presenza di tracce di metalli o di altri contaminanti nelle e-cig deve essere affrontato in modo serio. Controanalisi condotte su alcuni dei prodotti più in voga in Italia non confermano la presenza di metalli pesanti. Insieme con LIAF stiamo redigendo una proposta di normativa delle e-cig  mirata a fissare elevati standard produttivi per garantire la massima qualità e sicurezza e per evitare inutili allarmismi”.

Lei è docente di Immunologia Clinica, Allergologia e Reumatologia presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Catania. E’ autore di oltre 550 pubblicazioni scientifiche. Prof. Polosa, potrebbe ricordare ai lettori perché la sigaretta elettronica non fa male?

“Il principio di funzionamento della e-cig è la vaporizzazione, mentre – come noto – la combustione è il principio di funzionamento della sigaretta tradizionale. La combustione è responsabile della produzione di migliaia di sostanze tossiche oltre che di centinaia note sostanze cancerogene responsabili delle malattie fumo correlate.
Pertanto la e-cig - permettendo di mantenere l’atto del fumare senza per questo assumere sostanze tossiche da combustione – è capace di ridurre i danni da fumo di tabacco. Certamente la cosa migliore resta quella di non fumare nulla, ma se proprio non ci si riesce a smettere, tanto vale optare per la molto più ‘sana’ opzione della sigaretta elettronica”.

 L’opinione scientifica espressa dal Prof. Polosa ha il pregio di porre l’accento sia sulla necessità di una normativa che non dia vita ad un connubio tra sigaretta elettronica e farmaco, sia sull’inutile allarmismo generato dallo studio partenopeo. Secondo l’esperto etneo: una lettura più attenta dei dati divulgati svela che le concentrazioni di metalli pesanti nelle e-cig risultano molto basse con rischi insignificanti per la salute”

 

Fonte: www.controcampus.it

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