Sigarette elettroniche, «Mettere fine a una legislazione sbagliata»

04.02.2014 16:11

I fumatori si rivolgono con sempre maggiore frequenza alle sigarette elettroniche per limitare i danni sulla salute derivanti dalla loro dipendenza dal fumo. Ma i legislatori di tutto il mondo sono ben lungi dall’essere concordi nell’approccio alla loro regolamentazione.

Eppure la posta in gioco è molto alta: si parla di scongiurare sei milioni di decessi su base annua per patologie fumo-correlate. Una legislazione malfatta e dettata da preoccupazioni inesistenti per la salute pubblica potrebbe avere conseguenze indesiderate gravi, sostengono tre esperti dell’Università di Catania.

Nell’ultima uscita della rivista internazionale “Therapeutic Advances in Chronic Diseases” pubblicata del noto gruppo editoriale SAGE, gli esperti di salute pubblica e legislazione, Daniela SaittaGiancarlo Antonio Ferro e Riccardo Polosa, offrono in un loro articolo un’ampia e dettagliata panoramica della normativa vigente sull’e-cig in diversi paesi, esponendo una critica serrata dei punti deboli e delle gravi manchevolezze derivanti da un uso sproporzionato del principio di precauzione.

Contemplato a livello internazionale, tale principio può essere invocato quando un fenomeno, un prodotto o un processo dagli effetti potenzialmente pericolosi non è stato sottoposto a completa valutazione scientifica e il potenziale danno non può essere determinato con sufficiente certezza. In tal caso, e solo se c’è la probabilità di un danno reale per la salute pubblica, tale principio giustifica l’adozione di misure restrittive, a condizione che siano oggettive e non discriminatorie.

Gli autori dell’articolo spiegano come quasi tutti gli Stati che hanno adottato norme restrittive sull’e-cig abbiano non solo abusato di un principio che non poteva essere applicato, ma addirittura condizionato il determinarsi di ripercussioni negative per la salute pubblica. Catrame e sostanze chimiche presenti nel fumo di tabacco sono la vera causa dei rischi per la salute, piuttosto che la nicotina.

Le e-cig mirano ad aggirare questi rischi fornendo nicotina senza fumo né tabacco. Eppure, nonostante i consumatori vedano il chiaro vantaggio delle e-cig, alcuni membri della comunità scientifica, gli enti regolatori e le imprese farmaceutiche continuano a esprimere preoccupazione. Questi temono che le sigarette elettroniche incoraggino un consumo di nicotina superiore, e che perpetuino la dipendenza piuttosto che promuovere la disassuefazione.

I rischi per la salute derivanti dall’uso dell’e-cig a lungo termine non sono ancora noti, e i detrattori dicono che questi prodotti potrebbero fare presa sui giovani non fumatori, o fare diffondere l’idea che il fumo sia di nuovo socialmente accettabile. Gli autori dell’articolo sostengono che queste affermazioni sono per lo più teoriche e non sostenute da prove scientifiche, eppure vengono spesso citate a supporto di iniziative volte a limitare l’uso delle e-cig.

Le legislazioni attuate senza tener conto delle evidenze scientifiche – evidenze illustrate ampiamente nell’articolo – possono portare a conseguenze impreviste, argomentano gli autori. Per esempio, la prima bozza di revisione della Direttiva sui Prodotti del Tabacco del 2012 definisce limiti assolutamente arbitrari per il contenuto di nicotina nei liquidi per e-cig, ed è un chiaro esempio della scarsa comprensione del problema da parte dei legislatori. Solo alcuni mesi dopo, la stessa UE proponeva una modifica della bozza con applicazione generosa di norme farmaceutiche per le e-cig – mossa che è stata respinta dal Parlamento UE nell’Ottobre del 2013. Una legislazione di tipo farmaceutico per questi prodotti avrebbe comportato un’eccessiva lievitazione del prezzo di vendita e avrebbe limitato gravemente la diffusione del prodotto per i consumatori. «È controproducente e privo di senso critico questo eccesso di regolamentazione per un prodotto progettato per ridurre o eliminare le malattie e le morti premature causate dal fumo», si legge nell’articolo.

Come fanno notare gli autori, queste conseguenze non devono essere state prese in considerazione né dalla britannica Agenzia di Regolamentazione del Farmaco (MHRA), né dal Ministero della Salute canadese, quando hanno deciso di regolamentare le e-cig come prodotti farmaceutici.

Polosa e collaboratori propongono agli enti regolatori di prendere in considerazione alcuni semplici requisiti, che garantiscano:

  • buone pratiche di fabbricazione (GMP – good manufacturing practices).
  •  tappi a prova di bambino per i contenitori dei liquidi.
  • documentazione ufficiale sul contenuto dei liquidi.
  • etichettatura chiara, accurata e dettagliata sui contenuti e i pericoli connessi all’uso dell’e-cig.

Inoltre, quadri normativi già esistenti nella legislazione dell’UE potrebbero essere utilizzati, come quelli previsti per dispositivi elettrici e batterie validi anche per le componenti hardware delle e-cig. Gli autori notano che la proposta di normativa suggerita può però rivelarsi “impossibile da attuare” a causa degli interessi delle industrie del tabacco e farmaceutiche, e anche a causa degli ingenti ricavi generati per i governi dalle accise sul tabacco.

«Se questi ostacoli potessero essere superati, molto dolore e sofferenza potrebbero essere ridotti e milioni di vite salvate », dichiarano gli autori. «Le e-cigs non sono una porta di entrata al tabagismo, ma piuttosto una porta di uscita, e un regolamentazione restrittiva – limitando l’accesso a questi prodotti – servirebbe solo a incoraggiare il molto meno salutare fumo di tabacco»

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