Usa, entro dieci anni il soprasso delle sigarette elettroniche sul tabacco

08.05.2014 09:13

Vaniglia, caffè, banana e naturalmente tabacco di tutte le qualità sono solo alcuni dei gusti che un svapatore può vaporizzare con la sua sigaretta elettronica. Sta cambiando il modo di fumare? Per Bloomberg Industries è solo questione di tempo, il fatidico sorpasso nelle vendite tra sigarette di nuova generazione e tradizionali avverrà in meno di dieci anni. 
A livello mondiale le e-cigs oggi generano un fatturato di 3,2 miliardi di dollari, lo 0,5 per cento del mercato delle sigarette che è pari a 670 miliardi, ma secondo la ricerca "Up in smoke: changes sweep the tobacco industry ", la corsa delle sigarette elettroniche è solo all'inizio.

Le aspettative sono alte, tanto da fare stimare una crescita del volume d'affari fino a 225 miliardi di dollari nei prossimi anni. Un business miliardario che ha ingolosito le big del tabacco, viste anche le performance deludenti delle sigarette tradizionali. Per il Cdc negli Stati Uniti le vendite di sigarette sono crollate del 32,8 per cento dal 2000 al 2011, a fronte di una tassazione aggressiva e alle campagne di informazione.

A formulare queste stime Boston Company, società di investimento che gestisce oltre 47 miliardi di dollari, parte del Gruppo Bny Mellon (oltre 1.600 miliardi di dollari di patrimonio in gestione). Le compagnie produttrici cercano così di innovare in un mercato che è fermo dal 1970, anno in cui furono lanciate le sigarette light. La Lorillard ha acquisito Blu eCigs e ora detiene il 50 per cento del mercato statunitense. Il gigante Philip Morris (ora Altria) ha sviluppato una tecnologia per vaporizzare le foglie di tabacco invece che le soluzioni di nicotina. Mentre la British american tobacco prevede che il 40 percento dei suoi ricavi deriverà dal fumo elettronico.

Anche in Italia il trend delle vendite di sigarette tradizionali è negativo. Secondo il rapporto sul fumo in Italia dell'Istituto superiore di sanità, tra il 2011 e il 2012 si è registrato un calo dell'8 per cento. "Nel nostro Paese le sigarette elettroniche hanno fatturato quasi 400 milioni di euro l'anno scorso" dice Massimiliano Mancini, presidente dell'Anef Confindustria, l'associazione che riunisce i produttori di fumo elettronico. Numeri messi a rischio dall'imposta al consumo al 58,5 per cento introdotta dal Decreto ministeriale del 16 novembre del 2013 e poi sospesa dal Tar del Lazio per aver riscontrato "profili di irragionevolezza".

Secondo un'analisi economica redatta dall'università Luiss la maxi-imposta rischiava di contrarre la domanda di e-cigs dell'82 per cento con conseguente riduzione dei ricavi e dell'occupazione, che stando alle rilevazioni dell'Anef interessa circa 4mila lavoratori. "Il decreto ministeriale ha causato una grande confusione – continua Mancini -, l'accisa avrebbe fatto aumentare il prezzo finale di quasi il 300 per cento". E come se una ricarica anche non alla nicotina passasse da 5 a 15 euro. L'aumento di prezzo andrebbe così a tagliare fuori i produttori di fumo elettronico italiani preservando infine il tradizionale mercato del tabacco.

Fonte:www.ilsole24ore.com
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